Una storia di gentiluomini e osti cani.
Questa storia ha inizio tre mesi fa, era una torrida sera di
luglio, io ed altri tre moschettieri cenammo gaglioffi al fidato ristorante
messicano. Una cena gradevole, con buoni spunti di conversazione e cibo all’altezza
della frangente.
Parlando del più e del meno uscì fuori che in molti film e
telefilm d’oltre oceano si fa compiaciuto uso di Margarita a profusione. Cotale miscela si ottiene mescolando il succo
dell’esotico frutto verde noto come lime, all’altrettanto esotico liquore
messicano chiamato Tequila, il tutto condito da una spruzzata di Triple Sec. Il tutto va versato in un bicchiere contornato di sale, per dare un retrogusto gradevole. Vi sono molte versione di cotale bevanda, alcune, chiamate frozen, prevedono anche l'aggiunta di ghiaccio tritato, ma io la preferisco liscia.
Sia inteso, io e i messeri in mia compagnia non ci siamo mai
fatti risparmiare nulla in questo ambito, eppure accadde che i biscazzieri al
mio tavolo non avevano avuto mai l’occasione di saggiare cotale bevanda. Mentre
il vostro Conte, che in questo ha ormai un’esperienza quindicinale, rimembrava
di averla saggiata anni e anni fa, quando le bettole di classe era più profuse
nella nostra greve città.
Infatti dovete sapere, cari amici che leggete queste pietose
righe, che anno dopo anno i posti dove far gazzara stanno diminuendo a vista d’occhio
in questo luogo d’amarezza. Certo sì, qualcuno potrebbe obiettare a questa mi
affermazione, ma i fatti sono questi: delle tante locande che il Conte e i suoi
compagni d’ambasce frequentavano, rimane poco e niente, se non polvere e
lagrime.
Ma lasciamo perdere questa triste digressione, e torniamo al
racconto principale. Il vostro Conte ammise di aver saggiato la bevanda in
questione, e ricordava che non era mala al gusto, ma che di certo non rientrava
nelle sue elette. In quel periodo, per esempio, il vostro narratore preferia il
nettare creato dall’illustre signor Ernest Hemingway: il sugo dissetante meglio
noto come Mojito.